Giovedì 26 Novembre 2020

Il saggio

I giornali di Valenza

Un nuovo approfondimento sulla storia cittadina

I giornali di Valenza

VALENZA - I giornali locali trattano argomenti ed eventi che i media nazionali sono costretti a trascurare. Anche se paiono di minore rilievo rispetto ai canali informativi nazionali, esercitano un ruolo di capitale importanza nelle vicende del luogo. La versione digitale e online del giornale odierna permette ormai di ricevere velocemente e gratuitamente ogni tipo d’informazione, al modo di questo breve saggio che vi narra come arrivavano le notizie del posto ai valenzani, con la carta stampata.

Verso la fine dell'Ottocento, Valenza palesa attraverso la stampa di giornali un vigore culturale inedito. Questi periodici accompagneranno la vita e l’evoluzione della città in un periodo di consistenti e celeri mutamenti. Se una tale fuggevole fioritura può essere intesa come segno di vivacità intellettuale, è opportuno però comparare che essa si scontra con l’alto tasso di analfabetismo che riduce a meno di un migliaio il pubblico locale dei lettori dell'epoca. Saranno per lo più strumenti di pressione politica nelle mani di piccoli e fortuiti gruppi, incapaci di realizzare progetti editoriali di lunga vita.

Nel previo periodo risorgimentale una lunga tiritera di giornaletti, foglietti e libelli sono comparsi a decine anche se hanno sempre avuto vita breve. L’unico vero giornale periodico locale, a tiratura limitata, è “Bormida e Po”. In qualche modo, ha anticipato tutti.

Diversi anni dopo, si afferma un genere giornalistico nuovo: la stampa di partito, non molto gradita alla chiesa.

Il primo gennaio del 1888 compare a valenza il Gazzettino di Valenza. Lo ha ispirato e lo dirige Giusto Calvi, un giovane studioso locale attento alle faccende sociali, alle disuguaglianze del popolo e alle problematiche del proletariato; ancora  aggregato al gruppo operaio e repubblicano, diverrà poi insigne figura socialista. Il giornale si caratterizza con una politica di sinistra che mira a rinnovare l’amministrazione della città, retta da un patriziato terriero, e per spezzare il pensiero conformista dominante. E’ diffuso ogni domenica mattina. Chiude dopo soli sette mesi (30-7-1888) per il trasloco del suo direttore a Buenos Aires (dove nello stesso anno emigrano circa 200 valenzani).

Dopo pochi giorni, il 19 agosto 1888, è pubblicato il primo numero della Gazzetta di Valenza, erede o ideale proseguimento un po' acciaccato del Gazzettino; è un settimanale che si scontra crudelmente contro il muro delle autorità e per questo destinato all’annientamento. Esce la domenica, continua le sue pubblicazioni fino all’undici novembre 1888, allorquando esce l’ultimo numero. E' sostenuto dal rilevante e retorico gruppo locale della sinistra, ed è funzionale alle nuove elezioni comunali che modificheranno profondamente l’assetto dell'amministrazione comunale (la nomina del sindaco non sarà più regia ma toccherà al Consiglio comunale).

Calvi, rientrato a Valenza dopo la parentesi argentina, riallaccia i rapporti con i vecchi amici del Gazzettino, costituendo attorno a sé un nucleo d’importanti protagonisti della cultura valenzana: Alfredo Compiano, Luigi Passoni, Massimo Gaudino, Edoardo Monelli, Teresio Oliva. Il gruppo, dopo la fondazione del partito al congresso di Genova nell'agosto 1892, si presenta come locale cartello socialista.  Ben presto, il 2 ottobre 1892, questi socialisti valenzani guidati dal Calvi, soverchiamente convinti di essere “i migliori”, pubblicano il primo numero del periodico Avanti-Gazzettino di Valenza. I redattori sono Compiano e Calvi, esce la domenica mattina, costa cent.5, l’abbonamento annuo L. 3,50.

La tiratura del primo numero è di 2.000 copie, forse un po’ troppo per una piccola città di 10.000 abitanti. Si tratta di un vero e proprio terremoto politico culturale, una scrittura battagliera, finalizzata a contrastare l’ordine politico della vita valenzana. Naturalmente, facendo ideologia e giornalismo di lotta è uno scontro continuo con la solita autorità pubblica tradizionalista, la battaglia prosegue sino all’ottobre 1896 quando la pubblicazione del periodico dovrà essere sospesa.

Intanto, il 5 aprile 1896, ha visto la luce un altro periodico Gazzettino di Valenza Ffv, il quale si è presentato senza ampie pretese. Vuole puntare sulla cronaca e dichiara d’essere impolitico, perciò di non essere contagiato da alcuna corrente ideologica: in questi anni, una dichiarazione poco meno che artificiosa, anche se non saprà darsi un indirizzo istituzionale chiaro e coerente. Esce la domenica, l’abbonamento semestrale costa L. 2, una copia cent. 5. Dopo 111 numeri, il giornale viene chiuso il 28 maggio 1898.

Il 25 gennaio 1903 viene pubblicato il primo numero de L’aurora Liberale Gazzetta di Valenza - Organo ufficiale dell’Unione Liberale. Esce la domenica, un numero costa cent.5, l’abbonamento annuo L.4, si stampa alla tip. Farina. Sostiene ancora il cardine ideologico dell’Italia post-unitaria, la triade: Dio, patria, famiglia. Sostiene un partito locale, ormai ricalcitrante e diviso, che annovera, tuttavia, circa un migliaio d’iscritti.

Giusto Calvi (direttore) nel 1906 fonda La Scure, Organo del Partito Socialista del Collegio di Valenza, un periodico quindicinale con sede nel Circolo Socialista di via Cavallotti, il costo abbonamento per sei mesi è di L.1,50. Il primo numero esce il 17 giugno 1906. Verrà pubblicato per ben 15 anni dal 1906 al 1921, con grande successo di pubblico. Una vitalità genuina contro il potere ed un anticlericalismo permanente; all’esordio si dichiara: “Arma di difesa contro gli abusi e i soprusi delle cricche dominanti”. Amato e detestato, sarà spesso insolente e offensivo verso gli avversari. Dopo Calvi sarà diretto da Ernesto Pozzi e da Giuseppe Olivero.

Punto d’incontro e di stampa è la tipografia Battezzati, sempre pronta a messaggi di rottura: un vitalismo croce e delizia di tanti.

Dopo le elezioni comunali del 1910, i valenzani si trovano al cospetto di un enorme tornado elettorale: il trapasso definitivo dall’amministrazione municipale liberale a quella socialista. Mentre negli anni 1911-1912, vivaci sono le discussioni, e divergenti le posizioni all’interno della coté intellettuale-politica locale sulla guerra contro Ottomani e indigeni per l’annessione della Libia. Solo “L’Aurora Liberale” esalta retoricamente “Tripoli bel suol d’amore”, simbolo tonante dell’avventura coloniale.

Il 20 settembre 1914 debutta il periodico L’azione - Gazzetta quindicinale di Valenza - Organo dell’Associazione Costituzionale Democratica. E’ stampato dalla tipografia Farina, ed è diretto da Luigi Raiteri. Esce la domenica, un numero costa cent. 5, un abbonamento annuo L.2,50. I liberali, spinti a togliere quell’odore di vecchio, hanno sciolto l’Unione Liberale e hanno fondato l’Associazione Costituzionale Democratica, convertendo il loro periodico “L’Aurora Liberale” in “Azione”: una sorta di riprova in forma editata.

Ecco che, dal 2 gennaio del 1915, anche i cattolici hanno il loro giornale locale, un settimanale illustrato, il Corriere del Collegio di Valenza, Dalla Voce dell’Operaio, la cui amministrazione ha sede nell’Oratorio. Si pubblica il sabato, costo cent.10. E’ l’organo ufficiale del movimento cattolico valenzano. Un altro fatto che configura il transito dalla vecchia classe politica liberale alle nascenti forze cattoliche. La sottolineatura della componente giovanile oratoriale fornisce al giornale un taglio anticonformistico e un carattere battagliero, finalizzati a contrastare il torpore della comunità credente cittadina. Lo sforzo filologico è notevole, la fantasia futuristica pure, tuttavia, saranno costretti dal Regime a far fagotto, l’ultimo numero uscirà l’8-9-1923 (a.IX, n.36).

Con l’entrata in guerra viene sospesa la pubblicazione del giornale dei costituzionalisti “Azione”, colpiti da un oblio etico più che politico. “La Scure” invece, durante la guerra, continua a colpire ardentemente con articoli polemici sino alle disposizioni restrittive della libertà di stampa e di parola. Poi, purtroppo, saranno solo reminiscenze.

La sera dell'8 giugno del 1921, nei pressi del Circolo Comunista di via Magenta, in una sparatoria, viene ucciso con un colpo di fucile da caccia un giovane squadrista: il Circolo Comunista e la Camera del Lavoro sono incendiati. Nulla sarà come prima, anche il glorioso giornale socialista "La Scure" cessa la pubblicazione e il 10 luglio, a consacrare il passaggio alla nuova era, viene pubblicato il settimanale locale fascista La Mazza bollettino settimanale del Fascio Valenzano di combattimento “Vincenzo Alferano” (il giornale fascista era gia in circolazione dal 1919). Con una discreta dose di fanatismo, sarà diretto per un certo tempo da Aldo Marchese (nel 1926 Segretario provinciale del Partito fascista) e redatto dal segretario politico locale e giornalista Mario Alberto Tuninetti, l’idealtipo dell’italiano del ventennio.

Passa molto tempo prima che a Valenza si stampi nuovamente una durevole pubblicazione periodica locale.

Nel febbraio 1959 Associazione Orafa Valenzana pubblica, quale organo ufficiale, il primo numero de L’orafo Valenzano, una rivista bimestrale (in seguito mensile, infine dal 1987 trimestrale) diretta da Giorgio Andreone, ma un precedente numero zero è già stato inviato ai soci nel dicembre del 1958. Per molti anni informerà puntualmente gli associati con notizie e servizi acconci all’ambiente orafo. Raggiungerà una tiratura di 3.000 copie.

Negli anni più bollenti della politica locale nel periodo postbellico, disprezzandosi e ingiuriandosi reciprocamente anche tramite la carta stampata, le due più rilevanti forze politiche valenzane pubblicano il loro giornale autoctono. Nel 1962 viene fondato il giornale Valentia, periodico quindicinale del P.C.I. e nel 1963, per non essere da meno, la Democrazia Cristiana pubblica Il Popolo di Valenza, anch’esso quindicinale. E chi più ne ha più ne metta.

La loro esistenza sarà non troppa estesa, poiché dopo qualche anno di lotte politiche furiose arriverà la pace perdonista e la reggenza congiunta del Comune, ma durerà poco. Sarà in pratica rigenerata, in modo definitivo e in dolce stilnovo, vent'anni dopo.

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