Alessandria, danni a San Francesco? Ferrari: «Nessun danno causato dalla festa»
Dopo le accuse della minoranza, il sopralluogo dei dirigenti comunali. Il presidente di Costruire Insieme: «Il tassello era già presente»
ALESSANDRIA – Nessun danno al complesso di San Francesco provocato dalla festa privata della comunità cinese dello scorso 10 ottobre. È quanto sostiene Franco Ferrari, presidente di Asm Costruire Insieme, dopo il sopralluogo effettuato il 4 novembre dai dirigenti comunali per verificare le segnalazioni avanzate dalla minoranza.
La polemica era tornata al centro del Consiglio comunale del 3 novembre. Quando alcuni esponenti dell’opposizione avevano mostrato fotografie di presunti chiodi piantati nei muri del monumento, ipotizzando danneggiamenti riconducibili all’evento.
Il sopralluogo e le fotografie
Secondo quanto riferito da Ferrari, le verifiche condotte dai dirigenti comunali avrebbero chiarito l’origine dell’elemento fotografato. «L’unico tassello fotografato dai consiglieri è un residuo cantieristico di gran lunga antecedente alla data della festa», afferma il presidente.
Asm Costruire Insieme, gestore temporaneo del complesso, ha inoltre consegnato al Comune un’ampia documentazione fotografica dell’evento. «Ci sentiamo quindi di garantire ai signori consiglieri che la comunità cinese non ha fatto alcuna violenza fisica alla casa di San Francesco», sottolinea Ferrari, respingendo le contestazioni relative ai presunti danneggiamenti.
Il banner autorizzato dalla Soprintendenza
Il presidente interviene anche sulla presenza di un banner sulla facciata della chiesa. Precisando che la sua installazione è avvenuta con una formale autorizzazione della Soprintendenza. Una precisazione che, nelle intenzioni di Ferrari, dovrebbe chiudere ulteriori contestazioni sulle modalità di utilizzo del complesso monumentale. Non manca, infine, una critica politica ai consiglieri che hanno sollevato il caso.
«È noto che nel forte delle campagne elettorali tutti i protagonisti presentano un deficit di ragionevolezza, ma viviamo in tempi in cui mantenere il senso della misura sarebbe davvero cosa buona e giusta».