San Gaspare del Bufalo, il sacerdote che sfidò Napoleone e aiutò i più poveri
Fondatore dei Missionari del Preziosissimo Sangue, rifiutò di giurare fedeltà all’imperatore e trascorse quattro anni in esilio. Dedicò la vita alla predicazione e alla solidarietà
ALESSANDRIA – Il 21 ottobre la Chiesa ricorda San Gaspare del Bufalo, sacerdote romano, fondatore dei Missionari del Preziosissimo Sangue e protagonista di un’intensa opera di evangelizzazione nell’Italia dell’Ottocento.
Nato a Roma il 6 gennaio 1786 da una famiglia nobile decaduta, ricevette i nomi di Gaspare, Baldassarre e Melchiorre, in omaggio alla festa dell’Epifania. Fin da giovane manifestò una profonda vocazione religiosa e una particolare attenzione verso i più bisognosi.
L’impegno tra i poveri
Nel 1798 iniziò il proprio percorso religioso, dedicandosi all’assistenza spirituale e materiale delle classi popolari. Tra i suoi primi impegni ci fu l’insegnamento del catechismo ai ‘barozzari’, i carrettieri che raggiungevano Roma dalle campagne.
Ordinato sacerdote nel 1808, intensificò l’attività pastorale, organizzando iniziative di formazione e assistenza.
La svolta arrivò nel 1810, durante l’occupazione napoleonica dello Stato Pontificio. Chiamato a prestare giuramento di fedeltà al nuovo regime, Gaspare rispose con una frase destinata a diventare celebre: «Non debbo, non posso, non voglio». Per quel rifiuto fu imprigionato e trasferito tra Piacenza, Bologna, Imola e Lugo. Tornò a Roma soltanto nel 1814, dopo quattro anni di esilio.
Le missioni e la canonizzazione
Nel 1815 fondò i Missionari del Preziosissimo Sangue, dedicandosi alla predicazione e alla riconciliazione sociale. Per incarico di Pio VII operò anche nelle zone segnate dal brigantaggio e dall’attività delle società segrete. Collaborò inoltre con Maria De Mattias, fondatrice delle Adoratrici del Sangue di Cristo.
Morì nel 1837 e fu proclamato santo da Pio XII nel 1954. Giovanni Paolo II ne ricordò il coraggio e la capacità di affrontare situazioni difficili, anche a costo di essere considerato troppo innovatore.