Il Monferrato punta sull’olio: una legge regionale per far crescere l’oleoturismo
Il vicepresidente del Consiglio regionale Domenico Ravetti (Pd) presenta una proposta per valorizzare gli uliveti piemontesi. Nuove opportunità per Monferrato, Acquese, Novese e valli alessandrine
ALESSANDRIA – Il Piemonte non è soltanto terra di grandi vini. Tra le colline del Monferrato, e sempre più spesso anche in altre zone della provincia di Alessandria, cresce una produzione agricola ancora di nicchia, ma dalle prospettive interessanti. Quella dell’olio d’oliva. Un settore che potrebbe diventare anche una nuova risorsa turistica, grazie a visite negli uliveti, degustazioni, percorsi naturalistici ed esperienze legate alla raccolta delle olive.
Per accompagnare questa crescita, Domenico Ravetti, vicepresidente del Consiglio regionale del Piemonte ed esponente del Pd, ha presentato una proposta di legge dedicata alla disciplina e alla promozione dell’oleoturismo.
Il Monferrato guida la crescita degli uliveti
Secondo i dati illustrati da Ravetti, in Piemonte si coltivano circa 300-350 ettari di oliveti. Con 300mila piante e un centinaio di aziende agricole registrate a fini commerciali, alle quali si aggiungono numerosi piccoli produttori. Il Monferrato rappresenta il principale polo olivicolo regionale. Con una quota stimata tra il 40 e il 45% delle aziende e quasi 300 coltivatori, considerando anche le realtà più piccole.
«Il Piemonte sta vivendo una fase di espansione dell’olivicoltura», spiega Ravetti. «Valorizzare l’olivicoltura non significa sostituire le produzioni storiche, ma cogliere un’opportunità». In molte aziende vitivinicole, infatti, gli ulivi stanno affiancando i vigneti, soprattutto sui versanti collinari esposti a sud e meno adatti alla vite.
Da Olivola all’Acquese, le opportunità per la provincia
La coltivazione dell’olivo ha radici antiche nel territorio, come testimoniano anche località quali Olivola, Rosignano Monferrato e Vignale Monferrato. Olivola, in particolare, è stato il primo Comune piemontese ad aderire all’Associazione nazionale Città dell’Olio.
Ma le prospettive non si fermano al Monferrato. Secondo Ravetti, nell’Acquese l’oleoturismo potrebbe integrarsi con l’offerta termale, attraverso esperienze legate al benessere. In Valle Bormida potrebbero nascere percorsi di trekking tra vigneti e uliveti, mentre nel Novese si potrebbe sviluppare un turismo di fascia alta collegato alle cantine del Gavi.
Nelle valli Curone e Borbera, invece, l’olivicoltura potrebbe contribuire al recupero di terreni agricoli abbandonati. «L’olivo tollera lo stress termico e idrico meglio di altre coltivazioni e ben si presta al recupero di vecchi terrazzamenti o terreni marginali», osserva Ravetti.
Distretti dell’olio e meno burocrazia
La proposta di legge prevede la creazione di Distretti dell’Oleoturismo e della Transizione Olivicola. Distinti tra aree di eccellenza paesaggistica e territori destinati allo sviluppo tecnologico e produttivo. Tra le ipotesi figurano il Distretto delle Terre del Sud Piemonte e quello della Piana Alessandrina-Padana.
Il testo propone inoltre un Registro regionale degli operatori oleoturistici, procedure amministrative semplificate e la possibilità di utilizzare frantoi mobili, particolarmente utili nelle zone dove mancano impianti di molitura. Previste anche forme di ospitalità leggera, degustazioni negli spazi aziendali e attività didattiche dedicate alla raccolta delle olive.
Durante le esperienze oleoturistiche, secondo la proposta, potranno essere serviti soltanto oli piemontesi. Mentre gli abbinamenti gastronomici dovranno essere composti per almeno l’85% da prodotti regionali Dop, Igp o Pat.
Un’opportunità accanto alla viticoltura
L’obiettivo è integrare l’oleoturismo nelle già esistenti Strade del Vino e dei Sapori. Evitando di creare circuiti separati e favorendo la collaborazione tra produttori, strutture ricettive e operatori turistici.
«Affinché l’olio piemontese non resti una curiosità per pochi ma diventi una realtà agricola consolidata, serve un quadro normativo che accompagni la crescita del settore», sottolinea Ravetti.
La proposta dovrà ora affrontare l’iter legislativo regionale. Se approvata, potrebbe offrire nuovi strumenti a un comparto che, soprattutto nel Monferrato e nell’Alessandrino, punta a ritagliarsi uno spazio accanto alla tradizionale economia del vino.