Crisi idrica in Piemonte, Protopapa (Lega): «Puntare su invasi diffusi e cave dismesse»
Il consigliere regionale ed ex assessore all’Agricoltura sostiene il progetto della Regione e rilancia un «Piano Piemonte per l’accumulo idrico diffuso»: «Possiamo diventare un progetto pilota nazionale»
TORINO – Una rete di micro-invasi, il recupero delle cave dismesse e delle depressioni naturali, senza rinunciare alle grandi infrastrutture. È la strategia indicata dal consigliere regionale ed ex assessore all’Agricoltura Marco Protopapa per affrontare il problema della disponibilità d’acqua in Piemonte. Protopapa esprime «massimo sostegno» alle linee proposte dall’assessore regionale Bongioanni. Sottolineando però come il percorso abbia radici negli interventi programmati durante la precedente legislatura.
«È positivo che anche l’attuale Giunta regionale intenda proseguire sulla strada di un sistema di invasi diffusi – afferma –. Il Piemonte non parte da zero: la strategia per aumentare la capacità di accumulo idrico è stata il pilastro del nostro precedente mandato».
Micro-invasi e cave per conservare l’acqua
Il riferimento è in particolare alla crisi idrica del 2022 e 2023, dopo la quale era stata rafforzata la progettazione di una rete di piccoli bacini complementare alle grandi opere. Tra le soluzioni individuate figurava anche l’utilizzo delle depressioni naturali e delle cave dismesse lungo i corsi d’acqua, trasformandole in bacini di accumulo. Una possibilità che, secondo Protopapa, avrebbe una triplice funzione: conservare la risorsa idrica, contribuire alla laminazione delle piene e favorire la ricarica delle falde. «Già nella scorsa legislatura il Consiglio regionale ha approvato un indirizzo chiaro per trasformare i siti estrattivi in bacini di accumulo», ricorda il consigliere.
Protopapa richiama inoltre il progetto pilota presentato al Ministero delle Politiche Agricole per arrivare a procedure progettuali e autorizzative più semplici per la realizzazione dei micro-invasi.
«Erano stati individuati 24 interventi prioritari»
Accanto alle opere diffuse, la programmazione comprendeva anche infrastrutture di dimensioni maggiori. Protopapa ricorda 24 interventi considerati prioritari, tra i quali due grandi invasi e il recupero di infrastrutture storiche come il Canale Cavour e il Canale di Caluso.
Per il programma 2023-2027, aggiunge, erano stati messi a disposizione circa 55 milioni di euro per il miglioramento degli impianti, le infrastrutture dei consorzi e l’accumulo stagionale nelle risaie. L’obiettivo ora, secondo il consigliere, deve essere quello di mettere insieme le diverse azioni all’interno di una strategia unica.
La proposta di un censimento regionale
«Oggi la sfida è fare un salto di qualità, trasformando queste basi in un “Piano Piemonte per l’accumulo idrico diffuso” – sostiene Protopapa –. Il Piemonte può diventare un vero e proprio progetto pilota nazionale per una gestione più efficace e capillare della risorsa idrica».
Tra i prossimi passi viene indicato un censimento regionale delle cave e dei siti potenzialmente utilizzabili. Verificandone l’idoneità tecnica e la possibilità di collegarli alle reti irrigue.
Protopapa richiama infine il confronto avviato negli anni scorsi con esperienze internazionali nella gestione della scarsità idrica, citando il convegno organizzato nel marzo 2023 dalla Regione sul confronto tra Piemonte e Israele. «Occorre dare concretezza e continuità a un percorso già avviato – conclude – mettendo a sistema le diverse soluzioni e garantendo acqua al nostro territorio quando serve davvero».