Valenza, la vittoria di Ballerini non è stata casuale
Pochi votanti? Non importa, perché gli assenti hanno sempre torto. Una strategia (la sua) che ha funzionato
VALENZA – La vittoria di Ballerini non è stata casuale e proviamo a spiegare perché.
Lo facciamo a bocce ferme, a una settimana abbondante dal voto, mentre il nuovo sindaco ha annunciato il suo vice (Andrea Soban) e si prepara a comporre una Giunta che, almeno apparentemente, non dovrebbe avere le caratteristiche del parto plurigemellare, non foss’altro perché il cardiologo prestato alla politica ci ha fatto capire che gli piace giocare d’anticipo.
La vittoria di Ballerini
Il suo successo elettorale è figlio (a proposito di parti…) dell’abilità che ha avuto nel precedere gli altri. E’ stato il primo a capire che se voleva fare il sindaco doveva smarcarsi da partiti (quelli di centrosinistra) che, legittimamente, mal sopportavano – a quanto pare – i suoi desiderata.
Prima che il tira e molla avesse effetto, se n’è andato, spalleggiato da quel Centro riformista che ormai da settimane s’era fatto notare, mettendo insieme forze che, abitualmente, guardano più a sinistra che a destra.
Questa crepa sul fronte mancino è stata dilatata da Ballerini che ha portato al proprio ovile gente come Gianluca Barbero, Marina Baiardi o Andrea Ferrari, che del Pd sono stati, a vario titolo, personaggi di rilievo.
Tempismo, tattica, relazioni
Ecco, la capacità di capire i momenti e di non farsi sorprendere ha certamente giovato a Ballerini, così come importante è stata l’esperienza acquisita, unita a relazioni – forse più professionali che politiche – che ha saputo tenere, strizzando l’occhio anche ad alcuni esponenti del centrodestra, specie che poca simpatia avevano per l’ultima versione della Giunta di Oddone (cioè quella senza l’esponente di Fratelli d’Italia, ovvero Luca Merlino).
Dunque: tempismo, tattica e relazioni sono state la base del successo di Ballerini. Il non dover sottostare ai partiti è stato un pregio finora, ma potrebbe anche risultare un ostacolo un domani, in caso di necessità di riferimenti torinesi o romani. Immaginiamo che il nuovo sindaco non si farà trovare impreparato e che qualche affidabile numero in agenda ce l’ha pure lui.
Questione assenteismo
Infine: a chi sostiene che Valenza ha un sindaco che rappresenta solo una piccola porzione della popolazione occorre spiegare che la democrazia è fantastica, con qualche limite. E che, comunque, ai valenzani la possibilità di scegliere è stata data.
Se l’assenteismo impera, non può essere colpa di chi vince le elezioni. Semmai, la politica tutta (e anche ai civici, naturalmente) dovrebbe riflettere sul “come mai” si rinuncia a esercitare il diritto di voto. Ma questa è una faccenda che supera il Po e travalica la Colla.