Milano-Sanremo: 80 anni dopo Coppi sulle strade della Classicissima
Domani, sabato 21 marzo torna l'appuntamento più atteso. Il passaggio nell’Alessandrino e le varianti di percorso raccontano una corsa che cambia da oltre un secolo
ALESSANDRIA – Nella primavera lombarda, attorno a San Giuseppe, Milano attende la sua corsa. Un tempo dalla Chiesa Rossa sul Naviglio, oggi con partenza da Pavia, ma il rito resta lo stesso: sabato 21 marzo torna la Milano-Sanremo, la Classicissima.
Quella del 2026 segna gli 80 anni dalla prima vittoria di Fausto Coppi, nel 1946: lo scatto sul Turchino, gli avversari spariti all’orizzonte. Coppi la vincerà tre volte (1946, 1948 e 1949), spesso con il fratello Serse, gregario prezioso e parte di quella leggenda.
Da oltre un secolo è una corsa nella corsa: conta la fuga, anche quella “bidone”, conta il vento contrario, conta leggere il momento. Vincere è da giganti.
La Sanremo nasce epica: strade bianche tra Ovada e Rossiglione, fango, neve, biciclette cariche di tubolari. Nel 1910 arrivano in quattro. Nel 2013, invece, la corsa viene fermata a Ovada per il maltempo e riparte in Liguria senza Turchino.
Il legame con l’Alessandrino è fortissimo. Anche quest’anno il gruppo passerà da Tortona, Pozzolo, Novi Ligure, Basaluzzo, Capriata d’Orba, Predosa e Ovada, poi Rossiglione e il Turchino, porta verso il mare. A Novi, patria di Coppi e Girardengo, la corsa è identità.
La Milano-Sanremo non è mai stata immobile, soprattutto nel percorso.
Se oggi i punti chiave sono il Turchino, i Capi, la Cipressa (1982) e il Poggio (1960), nel tempo non sono mancate varianti e sperimentazioni.
Nel 2008 fu inserita Le Manie, per aumentare la selezione prima della Cipressa, poi abbandonata. In alcune edizioni è comparso anche il Colle di Cadibona, passaggio tra Pianura Padana e Liguria.
E quando il Turchino non era praticabile, la corsa ha cambiato strada: passaggi alternativi verso la Liguria attraverso Ovada, Acqui o Sassello, soluzioni adottate in caso di frane, lavori o neve, come avvenuto anche in anni recenti.
È proprio questa capacità di adattarsi che rende la Sanremo unica: una corsa che cambia, ma resta fedele a se stessa.
Poi il mare. La Riviera, le mimose, la strada che corre accanto all’acqua. E infine Sanremo, via Roma, i fiori, la gloria.
Dal 1907 di Petit-Breton al 1909 di Ganna, fino a Girardengo (sei vittorie) e Merckx (sette). Da Nibali 2018 agli ultimi anni con Alaphilippe, Van Aert, Stuyven, Mohorič, Van der Poel e Philipsen. Nel 2025 ha vinto ancora Van der Poel davanti a Ganna e Pogacar, che ora vuole sfatare il tabù.
Oggi è velocissima, ma resta imprevedibile. Si vince con le gambe, ma soprattutto con l’idea giusta nel momento giusto.
Si ringrazia per il contributo di materiale, testi e foto Luciana Rota, foto di Archivio Digitale Museo del Ghisallo e Museo ACdB.