Milano-Sanremo 1946, l’impresa leggendaria di Fausto Coppi
Il campionissimo Fausto Coppi
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Redazione  
16 Marzo 2026
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La notizia della buonanotte

Milano-Sanremo 1946, l’impresa leggendaria di Fausto Coppi

Un attacco solitario a oltre 140 chilometri dal traguardo trasformò la Milano-Sanremo 1946 in una delle imprese più leggendarie della storia del ciclismo

ALESSANDRIA – La Milano-Sanremo 1946 segnò il ritorno di una grande classica dopo gli anni della guerra e consegnò alla storia una delle imprese più celebri del ciclismo. Protagonista assoluto fu Fausto Coppi, autore di un’azione che ancora oggi rappresenta uno degli aneddoti più straordinari legati alla classica di primavera.

Il 19 marzo 1946 il ciclismo italiano ripartiva con una delle sue corse simbolo. Tra i favoriti c’era Coppi, già considerato un talento straordinario, ma nessuno immaginava ciò che sarebbe accaduto lungo le strade della Milano-Sanremo 1946.

Milano-Sanremo 1946

L’episodio che rese immortale la Milano-Sanremo 1946 avvenne quando la corsa si trovava ancora lontana dal traguardo ligure. Coppi attaccò nei pressi di Ovada, a più di 140 chilometri dall’arrivo. Una mossa che apparve immediatamente folle agli avversari.

Il campione piemontese proseguì però con una pedalata potente e regolare, aumentando progressivamente il distacco. Nel corso della Milano-Sanremo 1946, il suo vantaggio crebbe chilometro dopo chilometro, mentre il gruppo non riusciva a organizzare un inseguimento efficace.

Quando Coppi affrontò le ultime salite della corsa, il suo margine era ormai enorme. La Milano-Sanremo 1946 si trasformò così in una cavalcata solitaria verso il traguardo.

L’arrivo trionfale

Al traguardo Coppi giunse con un distacco impressionante sugli inseguitori. La leggenda racconta che quando arrivò il secondo classificato, molti spettatori avevano già lasciato la zona d’arrivo. L’episodio contribuì a rendere ancora più mitica questa corsa..

Quella vittoria consacrò definitivamente Fausto Coppi, protagonista di uno degli aneddoti più celebri nella storia della corsa. Ancora oggi, quell’attacco lontanissimo dal traguardo viene ricordato come uno dei gesti più audaci mai compiuti nel ciclismo.

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