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Alessandria, il volontariato si impegna per la popolazione ucraina
Società
L'iniziativa
Alessandria, bandiera e silenzio per l’Ucraina
Oggi sono 4 anni dall'inizio del conflitto. L'impegno delle associazioni cittadine per aiutare un popolo martoriato
ALESSANDRIA – Bandiera e silenzio per “Accendi una luce per l’Ucraina”, il progetto che ha fatto da cornice all’iniziativa promossa dal Network delle Associazioni Ucraine in Italia e dall’Ambasciata d’Ucraina in Italia, nel quarto anno dall’inizio della guerra.
Un gesto simbolico ma profondamente significativo, comprendente quattro minuti di silenzio (“ognuno lo faccia all’ora che crede” spiegano gli organizzatori) per ricordare le vittime del conflitto e cominciato 4 anni fa.
L’iniziativa si inserisce in un percorso di sensibilizzazione volto a mantenere alta l’attenzione su una tragedia che continua a provocare sofferenza e distruzione. «In questo momento è fondamentale sentire la vicinanza e il sostegno della comunità e delle istituzioni», hanno sottolineato i promotori.
Quattro minuti per le vittime
Il Comune di Alessandria oggi espone la bandiera ucraina sul Palazzo Municipale come segno concreto di vicinanza.
In città sono molti quelli che si prodigano a sostegno del popolo ucraino, a cominciare dall’associazione Anteas, impegnata nell’invio di aiuti umanitari e nella realizzazione di progetti per le comunità colpite. Accanto ad Anteas operano realtà locali come l’associazione adi Alessandria e Valenza Sie (Solidarietà internazionale emergenze) e Nessuno Escluso; recentemente è nata anche una collaborazione con la Società di San Vincenzo de Paoli.
Testimonianze dal fronte
Il valore di Accendi una luce per l’Ucraina emerge anche dalle testimonianze dirette. Halyna Stsyurko, ucraina e presidente dell’associazione Gromada di Alessandria, ha raccontato il dolore quotidiano vissuto dalle famiglie, in patria e all’estero.
Domenica notte, nella città occidentale di Leopoli, un attacco terroristico ha colpito a circa 200 metri dall’abitazione della sorella: una prima esplosione seguita da una seconda pochi minuti dopo, con l’obiettivo di colpire i soccorritori. Il bilancio è di una ventina di feriti e della morte di una giovane poliziotta di 23 anni.
“L’amore per la propria patria è uno degli istinti primari – scrive Halyna – e il modo per affrontare il dolore è agire, fare piccoli passi concreti, nonostante le difficoltà”. A questo si aggiunge la sofferenza di famiglie come quella di Svetlana, la cui figlia e nipotina vivono sotto costanti bombardamenti nella città di Dnipro.