Nulla sembra mai cambiare…
ma per non darla vinta a tutti quei signori (e quelle signore) che pensano solo a fare i propri interessi, credo che continuerò a scrivere, sperando di stimolare un poco di indignazione e speranza, insieme, non in alternativa. E di far arrabbiare, spero tanto, coloro che così malamente insistono nel fare male. O nel non fare, o nel non vedere
? ma per non darla vinta a tutti quei signori (e quelle signore) che pensano solo a fare i propri interessi, credo che continuerò a scrivere, sperando di stimolare un poco di indignazione e speranza, insieme, non in alternativa. E di far arrabbiare, spero tanto, coloro che così malamente insistono nel fare male. O nel non fare, o nel non vedere
OPINIONI – Dalla redazione di AlessandriaNews mi chiedono, con una mail gentile, cosa scriverò questo mese. Non ho voglia di scrivere niente. Non so cosa scrivere. Penso che non sia corretto scaricare sui lettori le mie paturnie, ma se siete arrivati a questo punto sapete che ormai l’ho fatto. Me ne scuso, ma è che a lungo andare ci si accorge di diventare inutilmente ripetitivi.Ho scritto di femminicidi, di diritti violati, della necessità di divenire simbiotici, di rapporti/scontri fra culture diverse, di modi di vivere e dei guasti compiuti nella mia città. Mi guardo attorno e scopro che dovrò continuare a farlo.
Nulla sembra mai cambiare. È spaventoso, non perché le mie parole potessero e dovessero produrre mutamenti significativi, ma perché molti altri in questo Bel Paese scrivono, come me, parole ancora più significative.
Eppure.
Si continua ad ammazzare le donne come se si trattasse di una risoluzione possibile di un rapporto, una fra le tante, non peggiore delle altre.
I diritti violati restano tali, anzi aumentano, fra provvedimenti assurdi (Ape), promesse che si sa di non mantenere (una nuova riforma elettorale), referendum per ottenere risultati diversi da quelli dichiarati (vale per ambedue gli schieramenti), referendum dannosi (Brexit e quello surreale in Ungheria) e prossimamente dannosi (quello austriaco e l’altro colombiano).
La città fa pena: il verde pubblico reinterpretato attraverso la libera crescita dell’erba fra i sanpietrini delle strade, il concetto di cultura ridotto a movida, i lavori pubblici che improvvisamente (viva le elezioni!) risorgono dalle loro ceneri, gli autobus che emettono fumo puzzolente, i negozi chiusi con una lapide fotografica a cercare di nascondere il vuoto che sta dietro, un ponte, alleluia!, inaugurato con la visita pre-referendaria del pre-mier (i due pre sono voluti).
Certamente posso continuare su questa strada. O cercare altri argomenti, con la matematica certezza che i lai, le proteste, l’indignazione cadranno tutti inesorabilmente nel vuoto.
Forse è meglio smettere di scrivere.Ecco la ragione della stanchezza.
Ma quando vai in città belle, vive, solidali, ottimiste e funzionanti, o in paesi dove si fanno figli senza paura del domani (o proprio perché non si teme il domani), o in luoghi felici dove l’erba cresce ai margini delle strade e non sulle strade, dove i servizi ci sono (e funzionano!), dove la campagna per far figli attiene al miglioramento dei rapporti di coppia (anche sul piano sessuale) e non all’esaltazione (diretta o indiretta, esplicita o celata, comunque ridicola) di stereotipi fascisti, beh, allora pensi che sia possibile e doveroso tendere al meglio, volere il meglio e cercare di perseguirlo.
Quindi, per non darla vinta a tutti quei signori (e quelle signore) che pensano solo a fare i propri interessi, credo che continuerò a scrivere, sperando di stimolare un poco di indignazione e speranza, insieme, non in alternativa. E di far arrabbiare, spero tanto, coloro che così malamente insistono nel fare male. O nel non fare, o nel non vedere.