Tutti scrittori?
Spesso ricevo testi che mi vengono inviati da scrittori alle prime armi o da sé-dicenti scrittori che richiedono una recensione, possibilmente positiva. Alcuni sanno scrivere, hanno idee, sanno come svilupparle e trasformarle in unopera compiuta. Molti, invece, hanno saltato a pie pari alcuni passaggi preliminari. A loro, con affetto, alcune opinioni
Spesso ricevo testi che mi vengono inviati da scrittori alle prime armi o da sé-dicenti scrittori che richiedono una recensione, possibilmente positiva. Alcuni sanno scrivere, hanno idee, sanno come svilupparle e trasformarle in un?opera compiuta. Molti, invece, hanno saltato a pie? pari alcuni passaggi preliminari. A loro, con affetto, alcune opinioni
OPINIONI – Spesso ricevo testi che mi vengono inviati da scrittori alle prime armi o da sé-dicenti scrittori che richiedono una recensione, possibilmente positiva. Alcuni sanno scrivere, hanno idee, sanno come svilupparle e trasformarle in un’opera compiuta. Molti, invece, hanno saltato a pie’ pari alcuni passaggi preliminari. A loro, con affetto, alcune opinioni.
1. Siamo italiani e dovremmo scrivere nella nostra lingua. Ciò non avviene con la sperata frequenza. Lasciando perdere questioni complesse come la concordanza dei tempi, quasi assolutamente negletta, sarebbe quanto meno opportuno non rendere transitivi verbi che non lo sono e viceversa. Dire: “io collaboro mio marito” suona male, apre lo spazio a petulanti interrogativi e, sopra tutto, è errato.
2. Scrivere “paesello” per piccolo paese, “occhi tristi e diffidenti” per connotare immigrati di origine araba, eccedere in puntini, punti esclamativi, sostantivi e aggettivi virgolettati, significa autodenunciarsi come persona piena di idee e gusti altrui, fatti propri per pigrizia mentale e usati senza decoro. Il luogo comune è una facile dimostrazione dell’incapacità di descrivere un fatto, un comportamento, una persona.
3. Ambientare la storia da narrare in un luogo che non si conosce è stato lecito solo a Emilio Salgari. Da allora è un inutile esercizio di supponenza, un modo per ingannare il lettore non preparato e farsi beccare da quello che, invece, quel luogo conosce benissimo.
4. Partire dal presupposto che “questo è quello che penso io”, frase che inevitabilmente precede quella più idiota: “è un’opinione e tutte le opinioni hanno lo stesso valore” è un indicatore certo di pochezza. Un’idea non ha valore in sé e non è vero che tutte hanno lo stesso valore. Infatti esistono leggi, norme, regole. Anche nella scrittura.
5. La citazione dell’antico romano con l’orologio al polso è trita, ma il fatto sussiste in infiniti casi pseudo letterari. Quando si narra bisogna situare la storia nel tempo e nello spazio. Nessuno dei due è casuale. Ciò vale sia per un racconto ambientato in epoca contemporanea che in un’altra epoca. Come non si deve mettere un orologio al polso di Scipione l’Africano, non è opportuno usare un cancellino da lavagna per effettuare il refresch del video.
6. Colpa della televisione, si diceva qualche anno fa, ora nemmeno più questo. Si parla e si scrive a vanvera. Ma allora, perché alcuni autori che letterariamente valgono poco hanno successo? Senza addentrarci nelle astruse leggi di un mercato (anche quello dei libri lo è) basta notare che ogni libro esprime il suo tempo ed è rivolto a lettori in grado di farlo proprio. Se la società nella quale viviamo si accontenta di bassi livelli, otterrà risposte di scarso valore.
7. Scrivere è un lavoro, che si impara lentamente e con fatica. Una buona idea iniziale non comporta necessariamente una storia affascinante, né un andamento narrativo intrigante. Una storia tirata per i capelli non può essere risolta da un colpo di scena estemporaneo (a meno che non crediate nell’intervento divino nelle più minute quisquilie della vita). Scrivere è entrare nei propri personaggi, vivere, gioire, soffrire con loro. È faticoso, impegnativo, pericoloso in quanto mette a nudo lo scrittore che, inevitabilmente, è contemporaneamente tutti i personaggi che racconta.
8. È anche un esercizio di umiltà. Bisogna saper cancellare, gettare via parole che si amano, personaggi che si vorrebbe conoscere e che sono riusciti male proprio perché non si conoscono a sufficienza, sono rimasti fuori, freddi, distaccati, non interessati alla vicenda alla quale, evidentemente, si sentono estranei.
Tutto ciò per iniziare ad affrontare la questione scrittura-recensione. L’altra, quella del come-si-fa-a-farsi-pubblicare-un-libro è un altro paio di maniche e l’affronteremo in un prossimo editoriale. Buon lavoro e un augurio di Felice Anno a tutti.