La mia estate con “Rex”
Da Riccione a San Remo, da Trieste a Genova, e poi in giro per Piemonte, Lombardia, Toscana, Calabria, il tour per la presentazione del libro riserva ovunque sorprese
Da Riccione a San Remo, da Trieste a Genova, e poi in giro per Piemonte, Lombardia, Toscana, Calabria, il tour per la presentazione del libro riserva ovunque sorprese
OPINIONI – Estate in giro per l’Italia a presentare Rex – il libro, non il cane – ma anche la nave, come vedremo. Una cinquantina di posti che hanno riservato molte sorprese. Intanto a Riccione c’è un albergo che si chiama proprio così, Rex. Costruito negli anni 50 a immagine e somiglianza del transatlantico. Tutto, dalla forma dell’edificio alle ringhiere delle scale, agli oblò, alle decorazioni ricorda la nave. La suite è splendida, una sorta di grande ponte di comando alto sul mare che è proprio dove deve essere, davanti, a pochi metri.
A San Remo, invece, ed è scritto anche nel romanzo, ci sono sale che sembrano quelle del transatlantico, ai piani alti del Casinò: vetrate maestose, lesene elaborate, soffitti e pavimenti, arredi e tappeti, enormi vasi di fiori. Mancano solo le vibrazioni della nave vera, ma resta nell’aria la presenza di giocatori clandestini nell’estate del ‘44. Un signore, a Finale, sembra di poco più anziano di me, ma in verità ha 85 anni e sul Rex c’è stato per davvero, da bambino. Uno zio era imbarcato sul transatlantico e, una volta che era ormeggiato a Genova, qualche giorno prima della partenza, lo aveva fatto salire a bordo e gli aveva fatto fare un giro nella grande nave vuota.
A Trieste, invece, se ne fregano, manco se lo ricordano, a parte l’affondamento che è avvenuto poco lontano, davanti alla costa istriana. Tutto diverso in Romagna, dove a dirne il nome gli occhi prendono a luccicare, mentre ovunque Rex significa Fellini, il grande. Che l’ha celebrato come nessuno, con pochi metri di pellicola ed effetti speciali che oggi ci sembrano miseri e che, invece, a ben guardare, fanno venire i lucciconi anche a noi.
A Bellinzona, invece, non sono tanto interessati alla nave, quanto al capitano Bustelli e ai suoi agenti, prima fra tutti la sua spia preferita, la Lidia Dotti, che avrei voluto conoscere. Alessandria, calda di sole e di amicizia, e Savona, dove il libraio si è dimenticato che quella sera ci sarebbe stata la presentazione. Ma a Varazze c’erano un palco e una piazza, come a Pontremoli, a Ravenna, a Cesena. A Ravenna ci sono anche Paolo Casadio che diverrà uno scrittore famoso e Roberto Manzoni che è un grande romagnolo. A Cesena, invece, c’è la Gigia, che senza di lei come farebbero. In giro per la Liguria si incontrano librai fantastici, a parte Savona ovviamente.
A Loano e Varazze, e poi a Finale: tutti e tre si chiamano Stefano; a Bordighera sono ragazze, e ho ritrovato Laura, una compagna di scuola di molti anni fa. A scrivere libri capitano di queste cose: Luigi che non vedevo dagli anni ’80, Marco che avevo perso di vista e che mi ha telefonato un giorno, ma se n’è andato mentre ero a Forte dei Marmi. La telefonata di Gigi è arrivata sul pontile dove cè quella statua jettatoria dedicata a non ricordo più quale santo.
A Novara per il Bancarella ci hanno presentato come se fossimo un vino da degustare, a Carmagnola, invece, ero io a tenere in mano un peperone quadrato da premio mentre il mio omonimo ne spiegava le caratteristiche culinarie. A Genova sono un po’ freddini e poi quando dico “Genova per noi” non capiscono e forse non sanno nemmeno chi sia Paolo Conte. Al Salone del Libro di Torino un clima da stadio, ma solo perché c’erano almeno cinquanta altoparlanti per altrettanti tipi che parlavano. Ma dato che non si sentiva un accidente, tutti ci chiediamo ancora oggi cosa diavolo abbiamo detto.
Una lettura all’aperto alla Cgil e un po’ di posti qua e là in provincia. A Bergamasco c’erano gli altri scrittori alessandrini, Danilo e Angelo e molti altri, fra cui la nipotina Emma che ha tenuto banco (15 mesi!) per tutto il pomeriggio. A Rivarone ho anche vinto un premio, al Bancarella è andata un po’ meno bene, ma la Lipperini a Fahreneit è straordinaria, però che impressione scoprire che ha un corpo come tutti e non è pura voce, come ormai ero convinto che fosse.
A parte Radio Tre ci sono zanzare ovunque e Carrara è disastrata come Alessandria, ma un po’ peggio, non so perché. A Sesto San Giovanni i libri si presentano in mezzo ai simulacri di quelle che erano le grandi fabbriche rosse del passato. E poi c’è Marina di Gioiosa Jonica, come dire quattro passi da Reggio Calabria. E lì c’è Domenico, un sindaco che combatte la mafia, e un sacco di persone a cui voglio bene perché ci credono, nonostante tutto, e non smettono di lottare. Rex si presenta in un teatro romano, di sera. Mi dondolo sulla sedia allarmando tutti e tutti cercano di avvertirmi e di impedire che mi faccia del male da solo. In Calabria c’è pure Vincenzo, che ci ha affittato quelli che Daniela chiama ovili e che lui, invece definisce surrettiziamente Villini.
Lerici è sempre degna di Shelley e degli altri poeti e la presentazione di Rex fatta a bordo di una goletta è stata una chiusura splendida. Poi, al ritorno, c’è sempre Pinuccio e il suo salotto accogliente. Ma domani si riparte.