Tonino dice 40×2
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Tonino dice 40×2

Tonino Conte, ottant’anni di Vita, con l’iniziale maiuscola, fatta di creatività, nel senso di non accontentarsi dell’esistente, di originalità, nel senso di non utilizzare i luoghi comuni, di passione, che vuol dire estasi, battaglia, messa in gioco di se stessi

Tonino Conte, ottant?anni di Vita, con l?iniziale maiuscola, fatta di creatività, nel senso di non accontentarsi dell?esistente, di originalità, nel senso di non utilizzare i luoghi comuni, di passione, che vuol dire estasi, battaglia, messa in gioco di se stessi

OPINIONI – Tonino Conte, ottant’anni di Vita, con l’iniziale maiuscola, fatta di creatività, nel senso di non accontentarsi dell’esistente, di originalità, nel senso di non utilizzare i luoghi comuni, di passione, che vuol dire estasi, battaglia, messa in gioco di se stessi.

Tutto ciò di cui ci stiamo scordando a poco a poco, non per le crisi ricorrenti, i ladrocinii di politici e amministratori indegni, i terrorismi dalle molte e ambigue facce. Ma per l’abitudine a mettere noi stessi al centro del mondo, convinti di poter far fronte a ogni cosa. Ovviamente si incontra solo il fallimento, la solitudine, l’impotenza che ne consegue.

Tonino ci ha insegnato che bisogna osare, andare contro corrente senza timore, scandalizzare se necessario a crescere e liberarci dalle infinite pastoie di un mondo che sembra progettato da uno sceneggiatore di Soap Opera.

Utilizza, oggi come ieri, strumenti desueti: l’ironia sferzante, l’arte sottile del dubbio, la ricerca spasmodica di altre verità, la sensualità opposta alla banalità. Non si è mai fermato a piangere su se stesso: se non c’è un teatro lo si crea, prima di tutto entro se stessi e cercando altre persone, visionari come lui, per immaginarlo, il teatro, non per costruirlo in mattoni e cemento.

Qui da noi non c’è più un teatro. Non c’è più non solo perché le cattive politiche l’hanno ucciso, ma perché da tempo quello che c’era non produceva creatività, originalità, passione, discussione. Il teatro che dobbiamo costruire (non ri-costruire) non è di cemento, come non sono di mattoni i musei, la biblioteca, i centri culturali. È di cuore e di pancia, di cervello e di creatività estatica, arrogante, litigiosa, pronta allo scontro pur di imporsi. È arte, quella che faceva litigare Guido e Dante, che tormentava le notti di Michelangelo e i tristi pomeriggi di Toulouse Lautrec.

In Alessandria, città affranta e ripiegata su se stessa, operano artisti, attori, scrittori, musicisti. Persone capaci di sognare e far sognare, abituate a immaginare le loro opere come dentro un teatro reale, fatto di pochi spettatori, ma dalle potenzialità straordinarie.

Il Teatro dell’arte, che non raggiungerà forse le vette indicate da Tonino Conte, ma che potrà dare vita a una città maltrattata, bistrattata, violentata, che aspetta di nascere nuovamente, non per tornare a essere ciò che era, obiettivo impossibile da raggiungere, ma una realtà nuova e vivace che dalla propria cultura trae alimento per agire.

A questo fa pensare l’esperimento di una vita di Tonino Conte. Alla vita che rinasce sempre da se stessa, alla libertà di essere pensando e creando novità. Alla Libertà che, spesso, deve passare dalla Liberazione.

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