Melanconie e cotenne di prosciutto
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Melanconie e cotenne di prosciutto

Le melanconie diventano realtà quotidiana e si pretende, per non sentirsi più sfigati degli altri, che tutti le condividano. Ma io non credo che oggi si stia meno bene di ieri

Le melanconie diventano realtà quotidiana e si pretende, per non sentirsi più sfigati degli altri, che tutti le condividano. Ma io non credo che oggi si stia meno bene di ieri

OPINIONI – Mi ricordo la Giovanna Usuelli quasi ottantenne, elegantissima con il suo ampio cappello di paglia, i sandali col tacco e la gonna a fiori. Era seduttiva, ma non cercava l’approvazione altrui, certa di essere unica. Come quando ricevette un gruppo di americane in visita a Marengo con i mariti, cultori di Napoleone, presentandosi con un paio di camperos e una giacca di Cacherel che le stregarono al primo sguardo. Se le chiedevi come stava rispondeva sempre Benissimo e spesso diceva di altri, più o meno suoi coetanei, Com’è vecchio, intendendo che costui, a prescindere dall’età anagrafica, era e si comportava in modo da sembrare irrimediabilmente vecchio.

In genere evito di chiedere a chi incontro come sta. Perché la risposta è deprimente. Ma non posso evitare di rispondere alla stessa domanda se non dicendo la verità: che sto e mi sento bene. La meraviglia che si dipinge sul volto del richiedente è totale. Stai bene? Ho fatto la controprova. Alla prima occasione ho risposto No, non molto. Successo pieno. In una sola frase mi ero guadagnato la solidarietà che esiste fra i cultori della melanconia, così comune oggi in Italia. Da noi sembra essersi diffusa al punto di diventare maggioritaria fra gli over 50. C’entrano la crisi, le strade rotte, i negozi chiusi, Palazzo Rosso che mostra molti più anni di quanti ne abbia realmente. Forse dire di star male attira attenzione e condivisione che altrimenti non si trovano facilmente. Si stava bene prima? E invece al giorno d’oggi? Una volta, si dice, era diverso. Vero. Era meglio. Vero?

Il perno del ragionamento è temporale: un indefinito prima e un ben presente adesso. Prima c’era la giovinezza, adesso la maturità: dalle speranze alle esperienze. Quindi stiamo male e non crediamo a chi dice di stare bene. Le melanconie diventano realtà quotidiana e si pretende, per non sentirsi più sfigati degli altri, che tutti le condividano.

Ma io non credo che oggi si stia meno bene di ieri. Per dimostrarlo vi invito a giocare con me su queste pagine. Scovate una cosa che una volta era peggio di oggi. Scrivetemela. Ne pubblicherò l’elenco: sarà più nutrito di quanto si pensi.

Per correttezza inizio io: le cotenne del prosciutto cotto e la carta che avvolge la pancetta arrotolata. Una volta il bottegaio te le rifilava sempre e tu dovevi stare attento a non mangiarle. Non è che i bottegai fossero più cattivi, ma anche se allora non c’era la crisi giravano meno soldi di adesso e nulla andava sprecato. Nemmeno le cotenne del prosciutto.

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