Un’impresa dietro un ente no-profit: evasione fiscale da oltre 600 mila euro
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Redazione - redazione@alessandrianews.it  
6 Novembre 2012
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Un’impresa dietro un ente no-profit: evasione fiscale da oltre 600 mila euro

La Guardia di Finanza scopre che un'associazione sportiva dilettantistica non poteva usufruire della tassazione agevolata: emersi anche 50mila euro di Iva evasa e due lavoratori in nero

La Guardia di Finanza scopre che un'associazione sportiva dilettantistica non poteva usufruire della tassazione agevolata: emersi anche 50mila euro di Iva evasa e due lavoratori in nero

VALENZA – 646.258 euro di ricavi in nero, 50.407 euro di Iva evasa, due lavoratori in nero: è il bilancio di una verifica fiscale condotta dalle Fiamme Gialle della Compagnia di Valenza nei confronti di un’associazione sportiva dilettantistica locale. L’associazione, oltre alle attività istituzionali effettivamente svolte, gestiva al proprio interno un bar e un ristorante/pizzeria, la cui funzione doveva essere solamente quella di finanziare le spese di carattere istituzionale. La normativa vigente, infatti, consente agli enti non commerciali, quali appunto l’associazione verificata, di svolgere anche attività di carattere commerciale, purché non ne derivi un lucro per i soci: i guadagni di tali attività devono cioè essere reinvestiti nell’associazione. Solo a questa condizione, gli eventuali guadagni conseguiti dall’ente non commerciale possono beneficiare di una tassazione agevolata, giustificata dalle finalità sociali perseguite.

I finanzieri hanno invece scoperto che, se, fino al 2009, l’associazione era realmente un ente non commerciale, a partire dal 2010, con l’apertura dei servizi di ristorazione, aveva cominciato a distribuire utili senza reinvestirli nelle attività istituzionali, facendo così venire meno i presupposti per continuare a valersi del particolare regime fiscale agevolato. Non solo, i finanzieri hanno anche scoperto che buona parte dei proventi derivanti dalle relative consumazioni veniva totalmente occultata, sottraendola quindi del tutto anche a quella minima tassazione agevolata di cui l’associazione non aveva più spettanza. In realtà, già prima dell’apertura dei servizi di bar e ristorazione, l’associazione era incorsa in altre irregolarità, puntualmente emerse dall’esame documentale condotto dai verificatori. L’ente, infatti, aveva considerato come diretta espressione delle proprie finalità di promozione sociale (“per il sano ed utile impiego del tempo libero”) anche la gestione di apparecchi da gioco, per cui i ricavi che ne derivavano finivano per non scontare indebitamente alcuna imposizione, neanche quella agevolata riconosciuta agli enti non commerciali.

Ma è comunque dopo, con l’apertura dei servizi di ristorazione, che l’ente ha subito una radicale trasformazione, diventando a tutti gli effetti un’impresa commerciale rivolta al pubblico. A nulla sono valsi i tentativi di nascondere questa nuova realtà: addirittura, dopo l’ingresso dei finanzieri, i responsabili hanno proceduto a tesserare come soci alcuni avventori, nell’erronea convinzione di poter così giustificare la propria attività. “È evidente che comportamenti come quello scoperto danneggiano non solo la collettività, che viene così depauperata delle risorse necessarie da destinare ai servizi pubblici essenziali, ma anche quegli imprenditori onesti – dicono i finanzieri di Valenza – che, rispettando le regole, subiscono la sleale concorrenza di coloro che, invece, dissimulando la propria natura e abusando di un regime fiscale agevolato, possono proporsi più convenientemente sul mercato, praticando al pubblico prezzi inferiori”.

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