Lunedì 21 Ottobre 2019

Una scuola senza libri e con lezioni in video, al Cellini sono arrivate le "classi rovesciate"

Da quattro anni al liceo Cellini di Valenza si sperimenta un nuovo metodo d’insegnamento che arriva dalla Svezia e che prevede lezioni in video da seguire a casa mentre a scuola si discutono e si approfondiscono gli argomenti

Una scuola senza libri e con lezioni in video, al Cellini sono arrivate le "classi rovesciate"
VALENZA - Non ci sono libri, però si studia lo stesso. Le lezioni si seguono da casa, in video, e a scuola si discute, si approfondisce e… si interroga. È la scuola ‘rovesciata’ o ‘flipped classroom’, che da quattro anni è sbarcata anche a Valenza, all’istituto Cellini, a fianco delle classi tradizionali. Ad introdurla è stata la dirigente Maria Teresa Barisio (foto in basso), che ha coinvolto un gruppo di docenti.

«Abbiamo iniziato con un corso, poi il metodo è stato allargato a tutti gli indirizzi», spiega Ornella Bicussi, referente del progetto, con Eddi Volpato. Ora ci sono classi rovesciate al liceo scientifico indirizzo scienze applicate, al linguistico e due corsi all’artistico. Funziona così: gli insegnanti preparano il materiale didattico, video o slide, che inviano agli studenti i quali, a casa, ascoltano o leggono. Il mattino successivo, in classe, ci si confronta, si integra, si approfondisce. Certo, si interroga anche o si fanno verifiche...
«Ci siamo resi conto che i ragazzi erano svogliati, che la soglia di attenzione durante le lezioni ‘frontali’ (ossia classiche, ndr) era bassa. La dirigente ci ha proposto di applicare questo metodo che si stava sviluppando nei paesi del Nord Europa. All’inizio non è stato facile, abbiamo dovuto prepararci, anche tecnicamente, per produrre il materiale, per fare i video. Ora possiamo dire che il metodo funziona, gli studenti sono contenti e si impegnano». I libri non sono spariti, sia chiaro: «non sono però obbligatori. Ma proprio per questo i ragazzi hanno ritrovato la voglia di leggere e di scrivere», spiega ancora la prof.

I computer, sui quali si seguono le lezioni, li ha forniti la scuola, grazie anche a Google, che è sponsor. «I libri li prendiamo in biblioteca o li facciano noi, in digitale, raccogliendo gli appunti», raccontano gli studenti. Che lamentano una sola cosa: «i banchi colorati disposti a cerchio. Sembrano quelli dell’asilo», dicono in tono scherzoso. Ma anche la disposizione non è casuale: favorisce il lavoro di gruppo, che è uno degli obiettivi del progetto.
«I ragazzi cambiano, il mondo si evolve, ma la scuola su molti fronti è rimasta ferma – spiega la dirigente – C’è una sezione del ministero, Avanguardia educativa, che propone nuove formule. Qui al Cellini, ad esempio, stiamo sperimentando anche il ‘debate’: i ragazzi sostengono un’idea e dibattono con un gruppo di idea opposta. Una commissione valuta la capacità di argomentare».
Piace la scuola innovativa? «Troviamo forse più consensi ad Alessandria che a Valenza». Ma intanto il Cellini, negli ultimi anni ha raddoppiato gli iscritti.

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