Economia
Il caso
Confronto con il commissario straordinario Giovanni Filippini sull'Ordinanza 4/2026. Le organizzazioni chiedono la revisione delle restrizioni per gli allevamenti estensivi, biologici e di piccola dimensione: «Mancano risposte ai nostri rilievi tecnici». Preoccupazione anche per le razze autoctone
12 Agosto 2026
ore
07:41
ALESSANDRIA - La gestione della peste suina africana torna al centro dello scontro tra associazioni e struttura commissariale. Quindici organizzazioni esprimono «grave preoccupazione» dopo l'incontro con il commissario straordinario alla Psa, Giovanni Filippini . Convocato in seguito alla richiesta di un confronto urgente sulle misure adottate per contrastare l'emergenza. Al tavolo hanno partecipato anche dirigenti e funzionari dei ministeri interessati, rappresentanti degli Istituti zooprofilattici e degli assessorati regionali. Secondo le associazioni, tuttavia, dal confronto non sarebbero arrivate risposte sufficientemente chiare sui rilievi tecnici presentati. Nel mirino l'Ordinanza 4/2026 A contestare l'attuale impostazione sono Slow Food Italia, FederBio, Legambiente, AssoBio, Aiab, Aiab Emilia-Romagna, Aiab Toscana, Aiab Liguria, La Buona Terra, Veterinari Senza Frontiere Italia, Ari, Rare, Onas, Uci e Consorzio di Tutela della Cinta Senese Dop . Il nodo principale riguarda l' Ordinanza commissariale 4/2026 e, in particolare, le disposizioni relative agli allevamenti all'aperto. Secondo le organizzazioni, il provvedimento attribuirebbe agli allevamenti all'aperto un maggiore rischio di diffusione della peste suina rispetto alle strutture industriali con animali stabulati. Una conclusione che, sostengono, non sarebbe supportata dalle evidenze epidemiologiche disponibili . «L'80% dei focolai in aziende con più di cento capi» Le associazioni citano i dati dell' Efsa, l'Autorità europea per la sicurezza alimentare . Secondo i quali dall'inizio dell'epidemia l'80% dei focolai nei suini domestici in Italia avrebbe interessato allevamenti stabulati con più di cento capi. Sempre secondo i dati riportati dalle organizzazioni, dei 44 focolai censiti dagli Istituti zooprofilattici nel Nord Ovest , soltanto due avrebbero riguardato allevamenti semibradi e altri due aziende con meno di 50 capi. Da qui la richiesta di poter accedere ai dati utilizzati per definire la strategia commissariale. E di adottare quindi strumenti di valutazione del rischio specificamente calibrati sugli allevamenti estensivi e di piccole dimensioni . Contestate anche le regole per la pastorizia Le critiche riguardano inoltre le disposizioni applicate ai pastori che attraversano le zone di restrizione. Si tratta ormai, sottolineano le associazioni, di una vasta parte dell'Appennino, dalle province di Cuneo e Savona fino al Parmense, alla Lunigiana, alla Garfagnana e alle porte di Firenze . Secondo quanto riferito dalle organizzazioni, ai pastori viene richiesto di tosare gli ovini e procedere alla disinfezione di mezzi e animali con specifici prodotti sanitari. Le associazioni contestano però che alcuni di questi prodotti non risulterebbero registrati per uso zootecnico, ma destinati ad automezzi e superfici. Dal confronto non sarebbe arrivato un impegno alla revisione dell'Ordinanza 4/2026. Il commissario avrebbe però manifestato la disponibilità a coinvolgere le organizzazion...