Mercoledì 26 Gennaio 2022

Il saggio

Esordio e primi anni dell’Associazione Orafa Valenzana

Un nuovo prezioso contributo del professor Maggiora

Esordio e primi anni dell’Associazione Orafa Valenzana

Casa dell’Orafo, ex villa Scalcabarozzi

VALENZA - Siamo nei giorni che seguono la resa tedesca di fine aprile 1945, firmata da Livio Pivano in un’aula della scuola elementare di Valenza; la terribile guerra è finita. Negli ultimi tempi il popolo valenzano si è votato alla libertà e all’antifascismo anche se una buona parte di esso è la stessa che pochi anni prima si era offerta al fascismo, conferendogli largo consenso.

Questa città, patria dell’arte orafa, ha circa 12.000 abitanti, poche case con acqua interna e con elettricità; il mezzo di trasporto è la bicicletta, le auto sono poche decine, ci si riscalda con la stufa, le famiglie vivono per la maggior parte in due stanze. Il grado d’istruzione è poco sviluppato: sono quasi 600 gli analfabeti e 2.200 gli alfabeti privi di titolo di studio. Meno di un migliaio di valenzani possiede la licenza di scuola media e poco più di 300 ha un diploma superiore, pochissimi i laureati. Con la guerra è cambiata in poco tempo anche la stratificazione sociale; persone che fino a pochi anni prima si sentivano forti, hanno visto il loro benessere evaporare velocemente e una parte del ceto medio si è impoverita. Categorie che una volta guadagnavano discretamente ora annaspano. Per i tanti più sfortunati e calpestati di prima si apre ora un nuovo orizzonte con consistenti speranze di una vita migliore. I valenzani hanno spesso saputo cogliere le sfide e le opportunità offerte dai tempi.

L’economia locale riflette il grave stato di salute dell’intero sistema economico del Paese andato a rotoli. L'euforia per la fine del conflitto fa però esplodere il desiderio di ricominciare; in tutti c'è una gran voglia di dimenticare. Si deve continuare a esistere a fronte della distruzione del tessuto sociale ed economico e l’oreficeria locale, ancora velata di infinite preoccupazioni e timori, cerca tenacemente di sopravvivere affrontando con determinazione gli enormi problemi esistenti, come le tensioni inflattive, l’angosciante carenza di materie prime e, soprattutto, i problemi di finanziamento. Purtroppo la politica locale non è in grado di guidare il delicato passaggio, ma per fortuna gli anni della guerra non hanno cancellato il potenziale produttivo orafo né disperso l’intera forza lavorativa.

La passione e l’operosità uniscono anche i titolari delle aziende orafe locali che, con molti interrogativi e dopo alcuni incontri (promotori gli smaglianti Carlo Illario e Luigi Venanzio Vaggi), tentano di ricostruire quanto la forzata stasi ha annullato, lasciandosi il brutto alle spalle. Dopo una prima assemblea esplorativa (12 giugno 1945), il 20 giugno 1945 si riuniscono e danno vita in modo ufficiale all’Associazione Orafa Valenzana, definendo la composizione del Consiglio e le cariche sociali: un’élite all’altezza delle nuove sfide. Presidente Dante Fontani (membro del CLN, personaggio al di sopra delle fazioni in campo, giunto dalla Toscana prima della guerra), vice presidente Luigi Venanzio Vaggi (comandante partigiano, un capostazione diventato orafo, tra i fondatori della DC locale), segretario Mario Genovese, vice segretario Pasquale Marchese, consiglieri Ettore Angelini, Mario Aviotti, Mario Ottone, Aldo Pasero, Carlo Rota, Pietro Staurino, Giovanni Varona. Il primo Consiglio si svolge nel Palazzo Pellizzari, mentre la prima rilevazione di associati, effettuata il 14 luglio del 1945, registra 156 iscrizioni di aziende su circa 300 esistenti in Valenza. Tante idee troveranno spazio e realizzazione grazie alla tenacia e all’aggressiva volontà di questo primo gruppo di soci fondatori che intravedono nell’associazionismo uno stimolo, una forza propulsiva che piano piano agirà anche come elemento di coesione per le imprese orafe locali.

Formalmente sembra un semplice raggruppamento senza il furore ideologico dei tempi, una difficile scommessa per affrontare con un notevole sforzo organizzativo la situazione di grande difficoltà del dopoguerra tra cui alcune voci sottotraccia dissonanti e pochi entusiasmi all’esterno. Sono diversi i valenzani incuriositi ma dubbiosi, poiché lo scetticismo è spesso figlio dell’esperienza: coloro che latitano confusamente sono soprattutto i non produttori che non sanno bene cosa succederà. Invece avrà origine un vero sisma per l’economia locale, una svolta innovativa del futuro. Sarà il prodotto di scambi individuali e collettivi di idee, cogliendo anche l’effetto positivo di visioni economiche e politiche diverse. Saranno scelte coraggiose ripensando alla loro attività in termini di sviluppo industriale e per costituire una politica produttiva e di marketing comune in grado di competere sui mercati internazionali.

A ogni buon conto a Valenza un’unione di orafi esisteva già da molti anni per promuovere in modo settoriale e corporativo la realtà valenzana e il suo patrimonio produttivo: oscillante tra il vecchio e il nuovo, da alcuni pure mal sopportata,  essa aveva anche imparato presto, e non solo simbolicamente, a credere, obbedire e combattere.

Con le scarse risorse a disposizione, la casa temporanea del nuovo sodalizio di imprenditori è presso l’albergo Croce di Malta, mentre il 15 settembre 1945 il Consiglio decide di affittare una camera attrezzata da sede-segreteria nell’albergo Roma, iniziativa che convalida e consolida la nuova istituzione. Com’è consuetudine in questi tempi, per l’inaugurazione pubblica viene organizzato, con grande perizia, un trattenimento vocale strumentale pubblico che si tiene il 6 ottobre 1945, sotto il faro bendisposto della generale opinione.

Nel profondo disagio del settore, una forte spinta viene subito data per risolvere due grossi problemi della categoria: lo sblocco dei metalli preziosi e delle pietre, una disposizione che è ormai inadeguata ai tempi, e la normalizzazione della tassa di scambio a mezzo abbonamento al bollo.

Nel gennaio 1947, le 244 ditte iscritte all’associazione eleggeranno il nuovo Consiglio, con la conferma di Dante Fontani alla presidenza, di Mario Genovese quale segretario, di Alfonso Pasetti quale cassiere e con la nomina di Luigi Illario alla vicepresidenza: sarà l'inizio della lunga attività che quest’illustre e autorevole valenzano condurrà in favore dell'AOV. Illario, dotato di grande talento, imprimerà un impulso e un dinamismo tali da proiettare rapidamente il giovane organismo ai vertici nazionali della categoria.  Ben presto, infatti, i competenti rappresentanti dell’Associazione Orafa Valenzana si inseriranno nelle strutture di queste organizzazioni. Nel 1947 quali rappresentanti in seno all’Associazione Orafa Piemontese verranno designati Cervi, Genovese e Vaggi; nel 1948 Luigi Illario e Dionigi Pessina saranno chiamati a far parte del Consiglio nazionale di categoria, organismo che beneficerà in larga misura dell’impulso dello stesso Illario, subito nominato presidente.

La produzione orafa valenzana saprà presto collocarsi nella fascia superiore del mercato, che comprenderà più avanti anche le aree di Arezzo e Vicenza, e farà conquistare all'Italia il ruolo di leader mondiale dell'oreficeria e gioielleria: quasi una leggenda fatta di cose buone, ma anche di una professionalità senza pari.

Si forma in questo luogo un nuovo modello economico per dinamismo e capacità di affrontare il nuovo manifatturiero: questo sarà Valenza per molti anni, una delle aree a più alta produttività in un crescendo che negli anni del dopoguerra parrà inarrestabile, con un'elevata diffusione imprenditoriale e con la presenza canonica di piccole imprese fortemente specializzate nel settore orafo, integrate sul territorio e per il momento ancora collegate e comparate tra loro. Idee nuove che troveranno spazio e realizzazione grazie alla tenacia e alla determinazione del gruppo di soci fondatori che, con perspicacia e in modo pragmatico, hanno intravvisto nell’associazionismo una spinta che avrebbe agito anche come elemento di coesione per le imprese.

Ma, considerando anche qualche dettaglio non irrilevante per chi come noi è insolentemente pronto a processare il passato, sarà però ancora un’economia locale di mercato ibrida e contraddittoria dove il personale prevarrà spesso sul collettivo, dove, purtroppo per l’erario, non si paga quel che si deve né per ciò che si ha; non è quindi difficile desumerne anche segnali chiari di negatività.

Negli anni che seguiranno (1949-1957), prima del grande balzo in avanti degli anni Sessanta, l’Associazione Orafa, senza grandi mezzi e con pochi spazi nei media, farà una certa fatica a trovare adeguati servizi e strumenti locali (la sede sarà presso il commercialista Vignolo segretario amministrativo, in via Roma 6 le assemblee); a prescindere dal modo e dal merito gonfiato di alcune scelte, mancherà pure un vero dibattito senza pregiudizi ideologici, prevarrà spesso una posizione dottrinale anziché apolitica. Rilevante sarà invece il sostegno alla realizzazione della scuola orafa (1950) e il prodigarsi pressoché costante di alcuni componenti del “Comitato centrale”. Ma sono vicende che come sempre non camminano mai armoniosamente e i contesti muteranno presto sia sul piano organizzativo sia nei contenuti. Saranno poi importanti la partecipazione di ben 37 ditte valenzane alla Fiera Mondiale di New York nel 1957, la costituzione della Export Orafi, la nuova lussuosa sede e mostra permanente nell’ex Villa Scalcabarozzi nel 1958.  

Questo l’abbondante Consiglio Direttivo dell’A.O.V. del biennio 1959-60. Presidente Illario Luigi, vice presidente Provera Elio; Comitato Amministrativo: Pasero Aldo, Meregaglia Orazio; Comitato Organizzativo: Bonafede Renzo, Baldi Enrico, Cabalisti Ettore, Lombardi Mario, Lunati Pietro, Zucchelli Guido; Comitato Disciplina: Pasetti Alfonso, Emanuelli Giovanni, Pagani Arno, Sassetti Aldo, Zavanone Luigi; Comitato Tecnico: Annarratone Aldo, Agliotti Attilio, Baggio Luigi, Bonzano Aldo, Montini Marco, Vecchio Paolo; Collegio Sindacale: Amelotti Pierino, Garavelli Dante, Lingua Giorgio, Pessina Dionigi, Pozzi Sergio.

Nel corso degli anni successivi nell’A.O.V. saranno create strutture operative connesse, in grado di gestire in maniera flessibile ed efficace vivacità promozionale (la dimensione privata è più libera di quella pubblica) mostre, cartelli di commercializzazione, iniziative editoriali e tanti eventi diretti a valorizzare Valenza e il suo patrimonio produttivo e culturale. Solo nel nuovo millennio, logorata, sfibrata, disancorata dal guscio global, con una situazione economica sempre più difficile, quasi senza accorgersene l’associazione orafa subirà un costante ridimensionamento. Infine, forse finanche superata dai tempi e dalla moda, dopo alcuni pessimi tentativi di remake elaborati in un groviglio di chiacchiere,  casse vuote e atteggiamenti antichi, si assisterà sgomenti e rassegnati alla disgregazione inarrestabile della principale unione di fabbricanti e diffusori orafi di questa città.  

Il danno è stato ed è ancora ampio, anche se a ben guardare, questa decadenza e clima di disarmo era in corso da molto tempo: forse un colosso dai piedi d’argilla. Ma è il senno di poi…. Potremmo dirla così: “Sic transit gloria mundi”.

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