Martedì 15 Ottobre 2019

Tre storie di "lavoro" e di "lavoratori" nel territorio della provincia

Un'azienda che ha trovato il suo spazio nel mondo del Pet con sviluppo a livello internazionale, pur restando legata alla terra d'origine: Valenza. Un'altra salita alla ribalta per l'adesione allo sciopero a fianco dei lavoratori dell'Outlet, che oggi guarda all'estero, "dove c'è meno burocrazia". E infine il lavoro come opportunità di reinserimento sociale con la Cooperativa Pazza Idea. Tre storie di lavoro del territorio della provincia

Tre storie di "lavoro" e di "lavoratori" nel territorio della provincia
 LAVORO - Un'azienda 'My Family' che si è 'inventata' da sè e che oggi ha trovato il suo spazio nel mondo del Pet a livello internazionale ma che resta ancorata e fedele al suo territorio di origine, Valenza. E un'altra 'Lava e Cuci' che invece si è battuta vicino ai lavoratori dell'Outlet durante il primo sciopero per le chiusure durante le festività e che ora lì ha chiuso le serrande (pur mantenendo punti ad Alessandria e Novi Ligure). Ma che ora guarda all'estero: "c'è meno burocrazia". Infine il lavoro come opportunità di reinserimento nella società e di 'ritorno' ad una quotidianità perduta: quello della Cooperativa Pazza Idea.

My Family: “l'idea vincente che ha dato lavoro”

“L'attenzione e la cura nei dettagli del prodotto che mi ha insegnato la gioielleria sono stati riversati nel mondo del Pet, degli accessori, che sono sempre stati considerati minuterie metalliche. Oggi sono 'gioielli' per gli amici a quattro zampe”. Così nel 2010 nasce My Family dall'intuizione di Alessandro Borgese, torinese che ha lavorato a lungo nel campo dell'oro a Valenza e che qui si è sposato e ha due figli. Negli anni della crisi economica, “non volevo più stare in un orticello e volevo trovare uno spiraglio per andare oltre”. Così è nata la 'rivoluzione' nel mondo delle personalizzazioni di medagliette per animali: la cura 'preziosa' del dettaglio (dall'oggetto al packaging) come fosse un gioiello che si unisce alla creazione delle macchine per incidere, con la possibilità di personalizzare il prodotto direttamente in un punto vendita, in un minuto e da soli. “Questa è stata la nostra chiave di (s)volta”. Così dai 6 dipendenti del 2013, quando My Family aveva sede in un appartamento nel centro di Valenza, oggi l'azienda ha due grossi edifici in zona industriale e conta 100 lavoratori tra la sede italiana e quella di produzione negli Usa. “Quando è nata My Family l'obiettivo era creare occupazione su questo territorio. Quindi tutti gli utili di questi anni sono sempre stati rinvestiti su macchinari e personale. Che fanno la differenza”. E infatti 20 nuove assunzioni nel 2018 e altrettante previste per questo anno. Perché My Family continua a crescere e a cercare 'nuove idee di successo'. Come la linea di collari e guinzagli, “home made, dal pellame alle minuterie”. E per farlo Borgese ha spostato nella città dell'oro macchinari e lavoratori di una azienda genovese di pelletteria strutturata, “portando qui le competenze di taglio e cucito che ci mancavano”. Oggi l'azienda ha 7000 mila punti vendita distribuiti in 72 Paesi: ogni mese tra le 150 e le 200 nuove aperture, con l'obiettivo di arrivare a 20 mila concessionari entro il 2025. E allargando l'idea di successo, ovvero quella della 'personalizzazione fai da te' anche ad altri mondi: dall'alta moda allo sport.

L'imprenditore: “In Italia c'è troppa burocrazia, meglio andare all'estero”

“Fare l'imprenditore in Italia è difficile, troppa burocrazia”. Il nome di Mariano Berardi era balzato agli onori della cronaca due anni fa, in occasione del primo sciopero organizzato dai sindacati Cgil, Cisl e Uil al Serravalle Outlet. Berardi, che nel centro outlet aveva un laboratorio di sartoria, era stato l'unico imprenditore ad aderire ai motivi della protesta e a serrare la saracinesca. Ora la serranda di quel laboratorio è calata definitivamente. “Mi hanno lasciato solo”, dice. La sua attività di imprenditore, tuttavia, prosegue nei centri commerciali di Serravalle (Iper), di Alessandria (Panorama) e, a breve, anche a Novi presso la galleria Bennet. Sette dipendenti in totale nei laboratori a marchio Lava e Cuci. I suoi progetti però guardano fuori confine, in Germania. “A maggio apro un laboratorio anche là. Non escludo di trasferirmi definitivamente. In Germania c'è meno burocrazia. Per aprire una partita Iva basta recarsi nel comune di residenza. Se hai le capacità vai avanti, non servono 'conoscenze' negli uffici o tra politici”. Da imprenditore ha sostenuto durante lo sciopero, e sostiene tutt'ora, «che il lavoro va pagato il giusto, che si lavora per vivere e non si vive per lavorare”. E anche chi fa impresa “è giusto che paghi le tasse, in maniera congrua, senza dover essere costretto a penalizzare i lavoratori, che sono la parte più debole”. Arrivato dalla Calabria come dipendente di una ditta di movimentazione terra, “mi sono adattato a fare di tutto, nonostante una laurea in giurisprudenza. Poi si è prospettata la possibilità di rilevare una lavanderia”. Oggi, dice, è pronto ad un nuovo 'salto', all'estero. «Mi sentirò sempre italiano, anzi calabrese”.

La Cooperativa: In cerca di un laboratorio per produrre canestrelli

Il lavoro come opportunità di reinserimento nella società e di 'ritorno' ad una quotidianità perduta. Si occupa di avviare persone con disagio psichico nel mondo del lavoro la cooperativa Pazza Idea di Novi, nata dall'esperienza dell'associazione Il Tiretto. Le persone prese in carico dagli operatori di Pazza Idea, affidate dai servizi Asl, hanno imparato prima a coltivare un orto, producendo verdure e primizie. Da un mese si cimentano anche nella produzione di canestrelli. A raccontare come è nato il progetto è Simona Bianchi, rappresentante legale della cooperativa, con Mario Chirico, responsabile del progetto lavoro. “Accogliamo in due case accoglienza persone con disagio psichico che hanno un certo grado di autonomia. Cci siamo resi conto però che è altrettanto importante l'inserimento lavorativo”, racconta Simona. Nove ospiti hanno iniziato così nel 2015 a coltivare un orto preso in affitto da Cascina Orto di Pasturana. Ma il lavoro agricolo è fortemente legato alla stagionalità. “Grazie alla disponibilità del panificio Delucca di Novi, due ospiti, Daniele e Linda, hanno iniziato ad imparare come si producono canestrelli. Il nostro obiettivo, anche per non abusare dell'ospitalità del panificio, è quello di trovare i locali per aprire un nostro laboratorio». Vengono lavorati mensilmente quasi sessanta chili di impasto, venduti poi attraverso il gruppo di acquisto solidale. Intanto, per la parte agricola a breve arriverà la certificazione di prodotto biologico.

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