Mercoledì 24 Luglio 2019

Finanziere condannato per corruzione e millantato credito

Condannato a 4 anni e 5 mesi il finanziere Giuseppe Vendra, accusato di corruzione e millantato credito. Restano confiscati la casa e i portafogli titoli. La difesa si prepara al ricorso: “è un atto dovuto”

Finanziere condannato per corruzione e millantato credito
CRONACA – E' stato condannato alla pena di 4 anni e 5 mesi il finanziere in servizio a Valenza Giuseppe Vendra per corruzione e millantato credito. E' stato inoltre interdetto per cinque anni dai pubblici uffici e restano confiscati i beni a lui intestati, la casa di Pecetto di Valenza, le automobili (sua e dei familiari) e i portafogli titoli, intestati a lui ed alla madre. Una sentenza che ha accolto, quasi interamente, la richiesta del pubblico ministero Andrea Zito, di 5 anni.
L'inchiesta, avviata tra il 2015 e il 2016, era stata condotta dai colleghi della guardia di finanza ed aveva portato al sequestro dei beni a misure cautelari nei confronti di Venda ed un altro finanziere, Luca Tanzilli, che sarà giudicato con rito separato.
A Vendra era contestato il fatto di aver accettato regalie (tra cui bottiglie di vino) e di avere accettato denaro per “trattamenti di favore” ad alcuni imprenditori. Accuse sempre respinte dall'imputato. Il vino? Era di scarso valore, era stata la replica. I “favori”? Era in una posizione in cui non poteva garantirli. Fu fermato all'aeroporto con denaro contante per 15 mila euro. In aula, durante l'istruttoria, aveva sostenuto come il flusso di denaro transitato sui conti fossero regali da parte della madre, a lui o ai suoi familiari. La difesa, con gli avvocati Alessandro Vallese e Lorenzo Crippa, aveva spiegato nel dettaglio l'origine di quei soldi. Così come aveva cercato di dimostrare come l'abitazione non fosse una villa di lusso, come sostenuto dall'accusa, ma una casa indipendente il cui valore è il linea con quello di mercato, seppure di grandi dimensioni, e che fu pagata con un regolare mutuo.
Spiegazioni che, tuttavia, non hanno convinto il collegio giudicante, che ha emesso sentenza di condanna.
Le motivazioni al dispositivo saranno pubblicate entra 90 giorni. La difesa ha già annunciato il ricorso: “E' un atto dovuto”, sostiene l'avvocato che, durante la lettura della sentenza era a fianco di Vendra, sempre presente in aula e visibilmente provato dal verdetto di condanna.

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