Lunedì 22 Luglio 2019

Il viaggio cinematografico del film "Un posto sicuro"

Il regista Francesco Ghiaccio : “il film è davvero di tutti, era scritto che tutta questa storia dovesse finire così. Anzi non è ancora finita, manca il lieto fine che tutti si aspettano: la cura al mesotelioma per cancellare per sempre la paura e il dolore, lasciando l’esempio di una città che ha lottato senza rancore, con una rabbia sana, come degli eroi”

Il viaggio cinematografico del film "Un posto sicuro"
CINEMA - L’occasione per riparlarne è arrivata facilmente, grazie alla riproposizione del film su Rai 5 e Rai Play, appena qualche giorno fa. Un passaggio importante per un film prezioso nel suo racconto, scabro e partecipato, della tragedia dell’Eternit, la multinazionale belga-svizzera che ha legato il suo nome sin dagli inizi del 900’ allo sfruttamento intensivo dell’amianto, venendo poi accusata di omicidio colposo e disastro ambientale. Il film è Un posto sicuro di Francesco Ghiaccio, regista monferrino, che ha iniziato molto tempo fa a interessarsi del tema, ricostruendo il dipanarsi di una vicenda terribile, in cui malattia e morte sembrano non lasciare spazio alcuno per la speranza.

L’amianto è ancora oggi in uso in diverse zone del mondo, dall’India, alla Cina, al Brasile: a Casale Monferrato, dove il film di Ghiaccio è ambientato, lo stabilimento - il più grande d’Europa - che lavorava questo materiale altamente inquinante è stato chiuso a metà degli anni Ottanta, ma è arrivato nei decenni precedenti a ospitare 2500 operai, con un bilancio complessivo di 2000 vittime di mesotelioma nella sola cittadina in provincia di Alessandria.

La cronaca degli ultimi anni ha raccontato la lunghissima, estenuante e non ancora conclusa battaglia giudiziaria delle vittime dell’inquinamento da amianto e dei loro parenti per ottenere giustizia e il riconoscimento degli effetti deleteri delle polveri prodotte dalla lavorazione sulla salute: i proprietari del colosso industriale incriminato, come sappiamo, sono stati condannati in corte d’Assise e in Appello, ma assolti dalla Cassazione, in seguito alla prescrizione dei reati di cui sono stati accusati.

Francesco Ghiaccio ha raccontato tutto questo attraverso una storia intimista ambientata a Casale e interpretata da due bravissimi attori, Marco D’Amore (anche caro amico del regista, con il quale ha fondato una casa di produzione) e Giorgio Colangeli, nel film rispettivamente Luca, aspirante attore che per sopravvivere si trasforma in animatore alle feste, e suo padre, Eduardo, emigrato tanti anni prima dal sud in cerca, appunto, di “un posto sicuro”, ora ammalato di tumore. I due si ritrovano a distanza di anni, dopo una lunga separazione piena di rancore, paradossalmente riuniti dalla malattia e dal clima di dolorosa rivendicazione che si respira nel periodo che precede la prima sentenza del processo Eternit.

Dalla prima uscita in sala del film, nel 2015, il viaggio in Italia e all’estero di Francesco Ghiaccio e Marco D’Amore è stato incessante e sempre più sorprendente, per le reazioni che Un posto sicuro continua a suscitare presso pubblici diversi e apparentemente lontani fra loro.

La pellicola, un paio d’anni fa, è approdata anche ad Alessandria, in occasione di una gremitissima proiezione alla presenza degli studenti delle scuole cittadine, e noi abbiamo chiesto a Francesco Ghiaccio di raccontarci le tappe più importanti del percorso di presentazione, una condivisione di esperienze di grande valore.

“Il passaggio del film su Rai5 ha riaperto intorno a me e ai protagonisti della storia un caleidoscopio di emozioni e ricordi - ci conferma il regista - oltre ad aver generato una valanga di messaggi di affetto e vicinanza da parte di tanti cittadini casalesi che avevano partecipato alle riprese sostenendo il film sin dai suoi primi passi. Non solo, la ribalta di un canale nazionale e gratuito, dopo le sale cinematografiche e Sky Cinema, ha permesso davvero a tutti di poter vedere questo film e conoscerne il tema di riferimento, finalmente. È questa la soddisfazione più grande, sapere che ora questa storia è fruibile a tutti, anche grazie a RaiPlay. Quando abbiamo cominciato a lavorare su quest’idea, ormai cinque anni fa, io e Marco non ce lo sognavamo nemmeno, scrivevamo la sceneggiatura mossi solo dalle emozioni potenti che scoprivamo in ogni incontro con i componenti dell’AFeVa. In quante città abbiamo presentato il film? Cento? Centocinquanta? Chi lo sa, eppure non ci sembrava mai abbastanza. Dappertutto in Italia e anche all’estero, festival, cineclub, scuole, persino la Camera dei Deputati, poi a Bruxelles in un incontro al Parlamento Europeo, abbiamo vinto svariati premi e riconoscimenti, Marco ha ottenuto persino un Nastro d’Argento. È stata un’avventura, un regalo che abbiamo ricevuto dagli spettatori. Ogni volta il nostro sentimento di gratitudine, e di debito, che sentivamo nei confronti di Casale ma anche di tutti quei cittadini del nostro Paese che si identificavano nei nostri personaggi, cresceva, ci costringeva a continuare. Ora il film è davvero di tutti, era scritto che tutta questa storia dovesse finire così. Anzi non è ancora finita, manca il lieto fine che tutti si aspettano: la cura al mesotelioma per cancellare per sempre la paura e il dolore, lasciando l’esempio di una città che ha lottato senza rancore, con una rabbia sana, come degli eroi”.

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